Ritratti

L’Osservatore

di Angelo Caroli

L’amore. Per la scuola e per la musica. L’amore è forse la chiave per leggere nella vita di Carola Cora, una delle discendenti della famiglia che ha lanciato il famoso Amaro, fiore all’occhiello di una città operosa e operaia, la Torino ricca anche di fantasia e creatività. L’appuntamento è commovente, i presenti partecipano con silenzioso trasporto.

Le sale riunite del Circolo della Stampa - Sporting ospitano la vocalist che rievoca un secolo di musica americana. L’accompagnano Saverio Miele al basso, Giuseppe Di Masi alla batteria e Andrea Ravizza, suo fidanzato, al piano. Un quartetto che rapisce e trascina: La voce calda di Carola arriva al cuore e sembra uscire dalle labbra di una colored. I toni passano dai bassi vibrati agli alti con pulita intensità e senza cedimenti. Ricorda per talune sfumature Sarah Vaughan. Il pubblico non dimenticherà quell’incontro pieno di magie vellutate.
Perché una cantante sceglie di fare anche la maestra elementare? È Il sogno, realizzato, che costruisco da quando sono piccola. Una passione per i bambini, come per la musica.

Che cosa dai e che cosa ricevi da loro?
Gratificazioni, amore ed allegria. Una sorta di silenzioso dare e avere.

Che cosa hai imparato dal nonno?
A capire e affrontare le prime parti che ti assegna la vita.

Da tuo padre?
La grinta, lui sì che è in gamba.

Tuo padre dice che sei solare ed entusiasta, credi in ciò che fai sia in aula sia sul palcoscenico?
Credo nella professionalità.

Un flash su tua madre?
Ho provato per lei un amore sconfinato.

Perché si è spenta la saga dei Cora come industriali?
Per onestà.

Secondo te che cosa significa la parola Cora nel panorama cittadino?
Credo i ricordi, spero dolci. E il marchio la famosa spirale. Non riferirti soltanto al logo Allora dico un pezzo di storia in Piemonte, in Italia, dopodichè nel mondo.

Se ti guardi indietro che cosa e chi vedi?
Una persona chiara, dinamica, entusiasta, affettuosa e poi tanti particolari in negativo. Come l’esagerazione nel dare, che a parer mio diventa spesso un difetto.

La musica è importante perché è un dono divino universale o perché ti permette di esibire un versante del tuo io?
Uno strumento meraviglioso di comunicazione.

La musica è più amore o più tristezza?
Generalmente più tristezza.

Perché, come la poesia, non è mai gioia?
Perché siamo più abituati a sentire il dolore che la gioia.

Mentre ti esibisci, ti rendi conto di entrare nell’anima delle persone, di rovistarvi dentro come un dolcissimo condor?
Mi capita spesso, poi c’è la serata in cui il feeling si stabilisce ma non ne hai la percezione. Infine, non sempre si è al massimo della forma.

Quali soddisfazioni mute ricavi dalle tue performance?
Sento addosso una gioia indescrivibile quando capisco che la comunicazione è collettiva e a 360°. Lo so dico cose scontate però è così. È come se la tua anima si fondesse con quella del pubblico.

Le note sono una medicina efficace per la vita, capaci di esorcizzare i mali o malesseri che ci tormentano. Sei d’accordo?
Secondo me sono basilari per dare un senso alle cose, un senso profondo, mai superficiale.

Il Natale è passato da poco, quale rilievo ha di solito nella tua vita?
Non è solo l’evento che si replica ogni anno e porta con sé meravigliosi significati: per me è soprattutto tornare bambina.

Che cosa ti aspettavi e che cosa ti è arrivato?
Amore, da spedire in ogni direzione e da ricevere da ogni dove.

Dalla famiglia e dalle persone care?
Amore lo stesso.

Hermann Hesse dice che senza amore di sé non è possibile neppure l’amore per gli altri.
Concordo, dunque mi piaccio molto per la parte interiore.

Che cosa pensi delle nuove generazioni?
Quello che è sicuro è che il mondo è dei giovani. Va come deve andare, nel senso che la storia non è mai scritta prima. Che piova o ci sia il sole, questa è la vita. Troppo facile attribuire colpe ad altri. Se ci sono responsabilità, sono di tutti.

Domattina affronti i tuoi scolari, oggi a che cosa pensi?
Spero di dare loro i valori che reputo importanti e che cerco di offrire ogni giorno, dall’amore all’educazione.

La parola amore ricorre spesso nei tuoi pensieri.
È in cima ai miei pensieri e non è una pazzia. Io amo la vita che è amore.

Sentimenti dunque più importanti dell’istinto?
No devono procedere di pari passo.

Carola Cora nasce a Torino il 16 marzo del 1968 dall’unione tra Margie, diminutivo di Margherita, e Piero. Ha una sorella, Anna, che suona il piano e che ha un bimbo di nome Federico. La saga dei Cora che inventano delizie in bottiglia comincia nel 1835. I fondatori sono Giuseppe e Luigi, i primi ad esportare il vermut nel mondo. Siamo nel 1838. Il genio sabaudo si espende anche grazie a loro, e la fantasia dei Cora espone e impone lo Spumante, l'Amaro e, infine, l'Americano. La famiglia tramanda idee e celebrità attraverso Enrico Cora, Piero che è il nonno del papà di Carola, Mario che è il nonno di Carola e infine Piero. Il sogno svanisce quando divampa nel mondo il problema dei coloranti: Papà Piero continua a confezionare lo stesso prodotto colorandolo naturalmente. Il pubblico è però preoccupato, gli avventori entrano nel supermercato e rifiutano di acquistare persino i chewing gum poiché ritenuti pericolosi a causa della superficie colorata. Siamo alla metà degli anni 70. Questa apprensione "sanitaria" induce i Cora a passare la mano. Carola frequenta le Scuole cattoliche, le Medie e le Magistrali fino ad arrivare al diploma. L'insegnamento è coltivato con passione fachiresca. Il primo brano musicale con cui si esibisce è 'Montagne Verdi'. Ha quattro anni appena, si accompagna con la chitarra ed è molto intonata. Trascorre l'infanzia con i libri in mano e il mangiadischi. Il fratello di sua nonna era un batterista, dunque il sangue buono non mente. Il primo complesso con cui va in giro a diffondere musica jazz è l'Easy Big Band. Il gruppo musicale più importante con il quale si esibisce è quello dei fratelli Chiara. Ha perfino l’onore di cantare in un complesso formato da 20 elementi. È stata ammirata al Piccolo Regio di Torino e ha riscosso grandi consensi in una tournée nella Repubblica Ceca e in Francia.

... quella che il bruco chiama fine del mondo, il maestro chiama Farfalla 

©2020 CAROLA CORA SINGER & COACH 
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